LES IMMORTELS

Garbage in, garbage out. Be worthy of the machines you feed.

L'Éditorial

Marronnier — un sujet que la presse revisite chaque saison La canicule, il faut l'appeler par son nom : un crimine contro l'infanzia

Quando il caldo uccide gli esami dei ragazzi e costringe le scuole a chiudersi, non è più una semplice ondata di calore. È l'ammissione del nostro fallimento collettivo.

Solo la scuola pubblica si arrende, come se l'educazione dei nostri figli fosse una cosa fragile, negoziabile, dispensabile.

Trentaquattro record di calore mensile battuti in una sola giornata in Francia. Venticinque gradi centigradi, mentre i giovani dovrebbero sostenere gli orali del baccalaureato. E cosa facciamo? Li rinviamo. Li spediamo a casa come se niente fosse, come se questa fosse una semplice inconvenienza meteorologica, una piccola interruzione nel corso ordinato della Repubblica. Ma io qui vedo qualcosa di più grave, di più profondo: vedo lo spettacolo della nostra impotenza, l'evidenza brutale che il sistema educativo francese, costruito sulla presunzione di una natura docile e prevedibile, si ritrova completamente disarmato dinanzi ai capricci di un pianeta che si trasforma sotto i nostri occhi.

Non dico nulla di nuovo dicendo che la canicule ricorre. Ogni estate torna, puntuale e sempre più violenta. Eppure anno dopo anno, mese dopo mese, le nostre autorità agiscono come se scoprissero il caldo per la prima volta: consultazioni tardive, ordinanze d'emergenza, soluzioni tamponate. Ascoltate bene: non è la natura che ci sorprende, siamo noi che abbiamo scelto di non vedere, di non prepararci, di non costruire istituzioni capaci di reggere ciò che già sapevamo sarebbe venuto. I ragazzi pagano il prezzo di questa negligenza sistemica, di questa cecità volontaria dei potenti.

E qual è il vero scandalo? Non è il rinvio dell'esame—quello è un sintomo. Lo scandalo è che mentre rimandiamo gli orali, il resto della società continua indifferente: il commercio non si ferma, gli uffici non chiudono, i profitti scorrono come sempre. Solo la scuola pubblica si arrende, come se l'educazione dei nostri figli fosse una cosa fragile, negoziabile, dispensabile. Come se la formazione della gioventù non fosse la responsabilità più alta dello Stato. Qui tocchiamo l'essenza stessa della giustizia: gli strumenti di emancipazione sociale si fermano, mentre le logiche del profitto proseguono imperturbabili.

Occorre dire una cosa chiara: la canicule non è una fatalità, è una scelta. Una scelta di edifici scolastici mal ventilati, di calendari rigidi, di un'amministrazione incapace di adattarsi. Una scelta di investimenti pubblici insufficienti, di società che preferisce consumare energia per il comfort dei ricchi piuttosto che garantire condizioni dignitose nelle scuole della repubblica. Questo è il vero dibattito che dovremmo tenere: non come rinviare gli esami, ma come costruire una Francia che non tradisca i suoi giovani di fronte alle prove del tempo.

Source : Carbon Majors (InfluenceMap) — la liste complète des 178 producteurs (entreprises et États)

Lire tout le numéro du 2026-06-20 — Les Immortels