LES IMMORTELS

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Sociétés

Marronnier — un sujet que la presse revisite chaque saison La canicule e l'esame: quando il caldo mette alla prova il sistema

In Francia, il rinvio degli orali del baccalaureato in cinque accademie rivela una fragilità strutturale della scuola di fronte alle crisi climatiche. Non è semplice gestione logistica: è una questione di giustizia educativa.

Una società che attende le calamità per agire sui diritti elementari dei suoi giovani non è una società che prende sul serio l'educazione.

Quando il termometro sale e le aule diventano invivibili, la prima reazione è pratica: rinviare gli esami, chiudere le scuole, spostare gli eventi. È quello che hanno fatto le autorità francesi questa settimana, di fronte a una canicola che ha spezzato ventiaquattro record mensili di calore in un solo giorno. Ma dietro queste decisioni si nasconde una verità più inquietante: il nostro sistema educativo è costruito su ipotesi che il clima non rispetta più. Non è una novità dire che il pianeta si riscalda; è altro riconoscere che le istituzioni, nelle loro fondamenta fisiche e organizzative, non sono preparate a questo nuovo ordine delle cose.

I giovani che affrontano il baccalaureato in condizioni di estremo caldo affrontano ben più che un disagio temporaneo. La concentrazione diminuisce quando il corpo suda e il cervello lavora per mantenere l'omeostasi; le disuguaglianze si moltiplicano quando alcuni hanno accesso a edifici climatizzati e altri no; la salute stessa diventa discriminante. Qui risiede la questione sociologica vera: gli esami rinviati non sono un privilegio concesso ai candidati, ma una confessione di inadeguatezza strutturale. Gli stessi edifici scolastici, spesso costruiti decenni fa secondo standard oggi obsoleti, rivelano quanto poco le nostre istituzioni abbiano investito nell'anticipo dei problemi ambientali.

Ciò che colpisce, osservando il fenomeno, è la ripetitività della reazione. Ogni estate portiamo lo stesso dibattito: è troppo caldo per lavorare? Troppo caldo per gli anziani? Troppo caldo per i bambini? E ogni volta rispondiamo con palliativi—chiusure, rinvii, avvertimenti—anziché affrontare la domanda radicale: come ricostruiamo le nostre infrastrutture pubbliche per un clima che non tornerà a quello che era? La canicola non è un'eccezione; è il nuovo normale. Continuare a trattarla come un'interruzione del corso regolare delle cose è, sociologicamente parlando, una forma di negazione.

Eppure c'è una lezione qui, se abbiamo la lucidità di ascoltarla. Quando il caldo costringe a rinviare gli esami, diciamo implicitamente che il benessere degli esaminandi conta più dell'efficienza amministrativa. È una priorità corretta, sebbene tardiva a emergere. Il vero scandalo non sarebbe stato costringere i giovani a scrivere sotto i 35 gradi, come talvolta accade ancora in regioni meno fortunate; il vero scandalo è che ci sia voluta una crisi climatica conclamata perché le autorità lo riconoscessero pubblicamente. Una società che attende le calamità per agire sui diritti elementari dei suoi giovani non è una società che prende sul serio l'educazione, né il futuro che la fonda.

Source : Carbon Majors (InfluenceMap) — la liste complète des 178 producteurs (entreprises et États)

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