LES IMMORTELS

Garbage in, garbage out. Be worthy of the machines you feed.

La tribune du jour

Marronnier — un sujet que la presse revisite chaque saison Il caldo che ci insegna a guardare il mondo

Mentre i termometri si impennano e i governi rinviano gli esami, la canicola ci costringe a una domanda più profonda: cosa significa vivere insieme quando la terra stessa diventa ostile?

Quando la realtà diventa così palpabile, così ingombrante, siamo costretti a una conversazione diversa: non più «cosa vogliamo fare?» ma «cosa possiamo fare insieme?»

Questi giorni di fuoco che brutalizzano l'Europa non sono soltanto un fatto metereologico. Sono una frattura nel nostro ordine quotidiano, uno strappo nella finzione che tutto proceda secondo regole scritte una volta per tutte. Quando le scuole chiudono, quando gli esami si rinviano, quando le folle si disperdono dai luoghi pubblici per cercare refrigerio nelle penombre domestiche, accade qualcosa di più significativo di una semplice variazione climatica. Si manifesta la verità che abbiamo lungamente ignorato: siamo creature vulnerabili, dipendenti da equilibri che non controlliamo, esposti a trasformazioni che nessun decreto può contenere. E in questa esposizione risiede, paradossalmente, una possibilità.

Perché il caldo, nella sua brutalità ormai ricorrente, ci toglie il lusso dell'astrazione. Non possiamo governare da lontano, da uffici climatizzati, fingendo che le nostre scelte non tocchino il corpo di nessuno. Un ragazzo che soffoca durante un esame orale non è una statistica; una madre che rimane a casa invece di lavorare perché la scuola è chiusa non è un dato. Sono presenze, volti, sofferenze concrete. E quando la realtà diventa così palpabile, così ingombrante, siamo costretti a una conversazione diversa: non più «cosa vogliamo fare?» ma «cosa possiamo fare insieme, ora che il tempo stesso si è fatto nemico?».

Osservo il nostro tempo — pieno di fratture ideologiche, di scontri tra visioni incompatibili del mondo — e vedo che molti conflitti nascono proprio da questa distanza, da questa incapacità a sentire l'altro come corpo vulnerabile. Discutiamo di giustizia riparativa a convegni internazionali mentre il caldo uccide i poveri prima dei ricchi. Negoziamo tregue diplomatiche mentre il clima non negozia con nessuno. Il caldo non conosce confini, non distingue tra vincitori e vinti, non chiede il nostro consenso. È una lezione che tutti riceviamo contemporaneamente, che vogliamo o no.

Forse è qui che risiede la dignità del nostro istante: non nel negare il caos che avanza, ma nel riconoscerlo come spazio di responsabilità condivisa. Ogni gesto di solidarietà verso chi soffre, ogni decisione che tenga conto di chi è fragile, ogni ricerca di equilibrio che non sacrifichi i più vulnerabili — questi non sono atti di benevolenza, ma di lucidità. Sono il solo modo di costruire un mondo dove il caldo, il freddo, il vento, la pioggia non ci trovino isolati e divisi, ma almeno — finalmente — consapevoli di essere una sola umanità esposta.

Source : Carbon Majors (InfluenceMap) — la liste complète des 178 producteurs (entreprises et États)

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